TITOLO II - IL PROCESSO
CAPO I - Il procedimento dinanzi alla Commissione provinciale
Sezione V - Sospensione, interruzione ed estinzione del processo

Articolo 44 - Estinzione del processo per rinuncia al ricorso

1. Il processo si estingue per rinuncia al ricorso.

2. Il ricorrente che rinuncia deve rimborsare le spese alle altre parti salvo diverso accordo fra loro. La liquidazione è fatta dal presidente della Sezione o dalla Commissione con ordinanza non impugnabile, che costituisce titolo esecutivo.

3. La rinuncia non produce effetto se non è accettata dalle parti costituite che abbiano effettivo interesse alla prosecuzione del processo.

4. La rinuncia e l'accettazione, ove necessaria, sono sottoscritte dalle parti personalmente o da loro procuratori speciali, nonché, se vi sono, dai rispettivi difensori e si depositano nella segreteria della Commissione.

5. Il presidente della Sezione o la Commissione, se la rinuncia o l'accettazione, ove necessaria, sono regolari, dichiarano l'estinzione del processo. Si applica l'ultimo comma dell'articolo seguente.

 

Le cause estintive del processo. Gli articoli 44, 45 e 46 sono dedicati alle cause estintive del processo, già richiamate al comma 2 dell'articolo 27.

La rinuncia. L'articolo in commento, relativo alla rinuncia del ricorso, disciplina l'ipotesi in cui il ricorrente non intenda proseguire nel giudizio. In virtù del principio dispositivo, infatti, che connota (sub articolo 7) il nuovo processo tributario, il ricorrente può estinguere il processo con un'apposita manifestazione di volontà.

Quando può essere presentata. Tale manifestazione di volontà può essere efficacemente manifestata nel periodo che va dalla costituzione in giudizio del ricorrente (articolo 22) sino alla data di trattazione o di discussione in pubblica udienza.

In realtà la norma non prevede un termine finale entro il quale la rinuncia debba essere comunicata: essa si limita a disporre che la rinuncia deve essere depositata nella segreteria della Commissione Tributaria.

L'opinione del Ministero. La circolare del Ministero delle finanze n. 98/E del 23 aprile 1996, nel commento all'articolo che ci occupa, afferma invece che "termine ultimo per la rinuncia è la data di udienza di trattazione, mentre non è ammessa una rinuncia verbale fatta nell'udienza pubblica". Nonostante tale autorevole opinione, vincolante per l'Amministrazione finanziaria, non può farsi a meno di notare come non abbia alcun senso distinguere la data di trattazione da quella di discussione in pubblica udienza.

E', semmai, da precisare che, in caso di discussione pubblica, data la natura della rinuncia, la stessa debba essere presentata come primo atto dell'udienza.

L'esame preliminare. L'articolo 27, come già visto, prevede che l'estinzione del processo (compreso il caso che qui ci occupa) sia oggetto dell'esame preliminare ad opera del presidente di Sezione, il quale vi provvede con decreto reclamabile innanzi alla Commissione, con le modalità previste dall'articolo 28.

La sentenza della Commissione. Ove, invece, la rinuncia sia successiva alla fissazione della trattazione ed alla nomina del relatore (articolo 30), sulla stessa la Commissione deve pronunciarsi con sentenza.

Il rimborso delle spese. Il comma 2, riprendendo il dettato del comma 4 dell'articolo 306 C.p.c., prevede che la parte rinunciante debba rimborsare le spese del processo alle altre parti, salvo che queste si accordino diversamente; la liquidazione delle spese è fatta ad opera del presidente di Sezione (per il caso dell'articolo 27) o dalla Commissione con ordinanza non impugnabile.

Forma della rinuncia. Riguardo alla forma della rinuncia, bisogna precisare che la corrispondente norma del codice di procedura civile (articolo 306) prevede che la rinuncia possa essere manifestata anche oralmente in udienza. La lettera del comma 4 dell'articolo in rassegna, invece, fa esclusivo riferimento alla forma scritta; circostanza che ha indotto il Ministero a ritenere comunque necessaria quest'ultima. A parere di chi scrive, invece, la formulazione della norma in esame non può considerarsi preclusiva dell'applicabilità della parte dell'articolo 306 C.p.c. che consente la verbalizzazione della rinuncia resa oralmente in udienza. La necessarietà della sottoscrizione della rinuncia é infatti soddisfatta dalla possibilità di apporre la stessa sul verbale d'udienza.

La parte deve sottoscrivere "personalmente" la rinuncia e i difensori (tutti i difensori), se vi sono, devono sottoscrivere anch'essi la rinuncia. Tale circostanza, indica inequivocabilmente che la procura speciale cui fa riferimento la norma non è in alcun modo identificabile con il mandato conferito al difensore a norma dell'articolo 12, ma che è necessaria una ulteriore procura all'uopo conferita nelle forme di legge.

Rinuncia agli atti e rinuncia all'azione. La consolidata giurisprudenza in merito alla ridetta norma processualcivilistica ha chiarito che la rinuncia agli atti va tenuta ben distinta dalla rinuncia all'azione che, concretizzandosi nella sostanziale rinuncia alla tutela del diritto sotteso al giudizio, richiede forme ben diverse da quelle previste dall'articolo 306 C.p.c.

Tale sostanziale distinzione va attentamente considerata dato che la definitività della rinuncia all'azione potrebbe essere un risultato sproporzionato rispetto all'intenzione del ricorrente di rinunciare al ricorso. La circostanza su ricordata, infatti, prevedendo che la rinuncia sia sottoscritta personalmente dalla parte, lascia presupporre che il diritto del quale si dispone vada ben oltre l'ambito processuale; diversamente, infatti, dovrebbe essere sufficiente la sottoscrizione del difensore che, invece, sembra avere rilevanza solo in ordine all'accettazione degli eventuali accordi relativi al rimborso delle spese.

Contenuto della rinuncia. Si consiglia, pertanto, nella stesura dell'istanza, di specificare che si intende rinunciare solo al ricorso e non anche all'azione in sé.

Tale piccola precauzione potrebbe essere di fondamentale importanza, ad esempio, nel caso di impugnazione del rifiuto della restituzione di cui alla lettera g) dell'articolo 19. Tale azione, infatti, a norma del comma 2 dell'articolo 21, può essere proposta in un termine talmente lungo da rendere opportuna la riproposizione del ricorso.

Sempre in ordine al suo contenuto, va in ultimo ricordato che, sebbene la norma tributaria non lo preveda espressamente, la rinuncia non deve essere soggetta ad alcun genere di riserve o condizioni, dovendo invece manifestare una volontà univoca e definitiva.

Efficacia della rinuncia e necessarietà dell'accettazione. A norma del comma 3, infine, la rinuncia non ha efficacia se non è accettata dalle parti costituite che abbiano effettivo interesse alla prosecuzione del processo. Al fine di individuare quale sia l'interesse cui si riferisce la norma, è necessario ricordare che questo non può essere riferito a quello che vede la parte ovviamente interessata ad esser tenuta indenne dalle conseguenze negative di un processo che non ha attivato e che viene abbandonato dal ricorrente. La tutela da tali conseguenze negative, infatti, si concretizza nella condanna alle spese a carico della parte rinunciante che abbiamo visto essere prevista dal comma 2. La necessarietà dell'accettazione è, invece, da individuarsi nell'aspettativa, anche solo teorica, che la prosecuzione del processo possa portare alla parte diversa dal rinunciante benefici maggiori di quelli derivanti dall'estinzione del processo, in relazione alla domanda principale proposta in giudizio.

Visto che le norme di questa Sezione sono certamente applicabili (articolo 61) anche al procedimento innanzi alla Commissione regionale, è necessario distinguere le ipotesi di necessarietà dell'accettazione della rinuncia per i due diversi gradi di giudizio.

 

Dinanzi alla Commissione Tributaria provinciale.

Con due parti. Poiché nel processo tributario innanzi alla Commissione provinciale si discute della legittimità di atti impositivi, è difficile immaginare che l'ufficio tributario od il concessionario del servizio di riscossione possano aspettarsi un beneficio maggiore della conferma della legittimità dell'atto conseguente all'estinzione del processo. Pertanto, nel caso della presenza di due sole parti nel processo, l'accettazione non sembra essere necessaria.

Con più di due parti. Del tutto diversa è, invece, la situazione con riferimento al processo tributario con più di due parti; come abbiamo visto nel commento all'articolo 14, vi possono essere litisconsorti necessari e facoltativi, interventori adesivi volontari e non, ciascuno di essi titolare di un autonomo diritto od interesse.

Nel caso della presenza di litisconsorti necessari, avendo questi soggetti la medesima posizione di parte necessaria propria del ricorrente, è evidente che la rinuncia al ricorso, per avere efficacia, debba provenire anche da costoro.

Si ritiene, pertanto, che nel giudizio innanzi alla Commissione Tributaria provinciale sia necessaria esclusivamente l'accettazione degli eventuali litisconsorti facoltativi o degli interventori.

 

Dinanzi alla Commissione Tributaria regionale.

Con due parti. Nel giudizio d'appello, invece, l'impulso processuale non proviene necessariamente dal contribuente; né è detto che lo stesso provenga da una sola delle parti contrapposte.

Si può verificare il caso, infatti, che sia il contribuente che l'ufficio o il concessionario del servizio abbiano impugnato con autonome domande la medesima sentenza; ciò si avrà con notevole frequenza nel caso di impugnazione di sentenze che abbiano rigettato il ricorso solo parzialmente.

In tali casi, sarà necessario che l'accettazione provenga, dalla parte diversa dal rinunciante che possa attendersi un maggior beneficio dalla prosecuzione del giudizio.

Con più di due parti. Anche nel processo innanzi alla Commissione regionale, infine, vale quanto innanzi detto in merito ai litisconsorti ed agli interventori.

L'accettazione della rinuncia al ricorso da parte di costoro, infatti, risulta essere indispensabile qualora gli stessi abbiano proposto domande che non trovino soddisfazione nell'integrale conferma della sentenza di primo grado.

Tratto da
LE LITI CON IL FISCO
di: Fernando Salvatore Cazzella, Massimo Conigliaro, Francesco Fabbiani, Maurizio Villani
a cura di Federico Maurizio d'Andrea e Fabrizio Petrucci