PARERE

Dettaglio parere dell'Avv. Maurizio Villani in materia fiscale e tributaria

15/03/2006

Condoni fiscali - errore scusabile

Quesito

Nel 2001 un contribuente ha realizzato una plusvalenza per la vendita di un terreno e non l'ha dichiarata.

E' stata sanata con l'integrativa ex art.8 L.289/2002, ma erroneamente indicata nel rigo A 102 anzichè nell'A 106 (imposta sostitutiva).

Per gli anni 1997-2001 è stato effettuato anche il condono tombale.

L'Ag. Entrate vuole invalidare l'integrativa semplice ed escludere l'applicabilità del tombale.

I conteggi sono corretti, così come i pagamenti dei condoni; cosa si può fare, per dimostrare la buona fede del contribuente e che si è trattato solo di una errata indicazione sulla riga del modello? Grazie.
Prov. Rimini

Parere

Egr. Dottore, in ordine al quesito da Lei proposto, Le preciso quanto segue.

Nell’ambito delle disposizioni in materia di sanatorie fiscali contenute nella L. n. 289 del 27/12/2002 (G.U. n. 305 del 31/12/2002), il principio dell’errore scusabile è espressamente previsto nel comma 9 dell’art. 16, recante disposizioni in tema di chiusura di liti fiscali pendenti.

A tale riguardo, nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 12/E del 21/02/2003 è stato precisato che l’errore può ritenersi scusabile ogniqualvolta il soggetto abbia osservato una normale diligenza nella determinazione del valore della lite e nel calcolo degli importi dovuti.

La fattispecie dell’errore scusabile ricorre in tutti i casi in cui sussistano condizioni di obiettiva incertezza o di particolare complessità del calcolo ovvero alla mancanza di negligenza nella individuazione della somma dovuta.

Il principio dell’errore scusabile, nonostante ne sia fatta espressa menzione soltanto nella disposizione relativa alla chiusura delle liti fiscali pendenti, è da ritenersi applicabile, sulla base di considerazioni logico-sistematiche fondate sulla comune ratio delle disposizioni concernenti le sanatorie fiscali, anche alle altre procedure previste dagli artt. 7, 8, 9, 9-bis, 12, 14 e 15 della Legge Finanziaria 2003 (v. Circolare Agenzia delle Entrate n. 17/E del 21/03/2003).

La fattispecie dell’errore scusabile non ricorre nei casi di omesso o errato versamento delle eccedenze, nelle ipotesi in cui il contribuente abbia optato per il pagamento rateale delle imposte.

Si è, ad esempio, in presenza di un errore scusabile, allorquando, posti per fermi i dati da computare ed il criterio matematico da seguire, il contribuente sia incorso in una svista materiale nelle relative operazioni aritmetiche rilevabile, prima facie in base ai dati ed ai criteri seguiti; errore, dunque, emendabile con la semplice ripetizione del calcolo.

Facendo il raffronto fra tale breve esposizione in tema di errore scusabile ed il Suo caso concreto, secondo me, Lei non è incorso in nessuna delle ipotesi di errore scusabile, in quanto dall’esposizione del fatto non si riscontra nessuna di tali ipotesi e, di conseguenza, nessuna violazione.

Nel Suo caso, secondo me, si è di fronte ad un mero errore materiale, che non può inficiare, nel modo più assoluto, la validità del condono, al quale può porre rimedio presentando alla locale Agenzia delle Entrate una dichiarazione di responsabilità (c.d. atto notorio) nella quale attesta, sotto la propria responsabilità, che trattasi di un mero errore materiale e non sostanziale ai fini della validità del condono, nel senso che 'l’importo indicato nel rigo A102 doveva essere indicato nel rigo A106 e che, nello stesso tempo, ha rispettato tutti gli adempimenti previsti dalla legge in tema di condono'.

Sul tema ed, in particolare, con riferimento ad errori materiali, è intervenuta la Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 3614 del 20/02/2006, secondo la quale, pur facendo esplicito riferimento all’art. 57 della Legge n. 413 del 20/12/1991, l’Ufficio può intervenire, in sede di liquidazione delle dichiarazioni integrative, modificandole in caso di errore materiale o violazione delle norme di cui ai capi I e II del titolo relativo al 'condono' dell’art. 49, Legge n. 413/91, accertando in base agli elementi in esse contenuti, quali effetti i contribuenti abbiano inteso conseguire, tenendo anche conto del principio di 'conservazione degli effetti giuridici degli atti'.

Il tutto sta a significare che devono essere ritenute nulle solo quelle dichiarazioni che non consentano in alcun modo di individuare la volontà del contribuente o carenti dei requisiti minimi essenziali, mentre eventuali errori devono essere, per quanto possibile, corretti (v., altresì, Corte di Cassazione, Sez. trib., n. 7171 del 16/05/2002).

Ne consegue che il principio sopra esposto, pur espressamente previsto dalla Legge n. 413/91 è, tuttavia, applicabile, secondo me, anche al condono previsto dalla Legge n. 289/2002.