PARERE

Dettaglio parere dell'Avv. Maurizio Villani in materia fiscale e tributaria

27/05/2005

Detrazione dell’IVA relativa a lavori di ristrutturazione di immobili

Quesito

Una società ha preso in locazione un immobile, abbandonato da oltre venti anni, lo ha interamente ristrutturato, (pavimentazione, pitturazione, realizzazione di pareti, stucchi, impianto idrico, ascensore, impianto elettrico ecc...), per poi aprire un centro turistico con negozi, bar e ristorante.

L’immobile, quindi, a seguito di tali lavori, ha subito un adattamento per una nuova destinazione diversa da quella originaria, non un ripristino della sua primitiva efficienza.

In sede di dichiarazione IVA la società ha richiesto il rimborso del credito maturato.

L’ufficio sostiene di non poter rimborsare l’imposta in quanto i lavori citati 'non configurano una cessione di beni ma una prestazione di servizi', ciò 'non consente di considerare ammortizzabili i costi sostenuti per la ristrutturazione'.

Prov. Firenze

Parere

Nel nostro ordinamento tributario, è noto che il canone fondamentale delle detrazioni IVA, enunciato nel primo comma dell’art. 19 del D.P.R. n. 633 del 26 ottobre 1972 e successive modificazioni, si risolve nell’affermazione che per la determinazione dell’imposta dovuta, a norma del primo comma dell’art. 17 o dell’eccedenza di cui al secondo comma dell’art. 30, è ammesso in detrazione, dall’ammontare dell’imposta relativa alle operazioni effettuate, quello dell’imposta assolta dal contribuente o a lui addebitata a titolo di rivalsa, in relazione ai beni e ai servizi importati o acquistati nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione.

Ciò assicura la c.d. neutralità dell’imposta e la limitazione del prelievo fiscale solo al valore aggiunto.

Dall’esame di tale disposizione deriva che per poter legittimamente procedere alla detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti di beni e di servizi è necessario che le operazioni di acquisto siano destinate all’esercizio dell’attività economica del soggetto e che le stesse risultino da fatture intestate al soggetto committente. In altri termini, non si può prescindere dall’inerenza dell’operazione all’esercizio dell’attività, nel senso che deve coesistere uno 'stretto rapporto di strumentalità' tra l’esercizio dell’attività svolta dal soggetto passivo e l’utilizzo del bene o del servizio.

Nel caso in esame, si è di fronte ad una società che ha preso in locazione un immobile, sullo stesso ha effettuato delle opere di ristrutturazione che, successivamente, gli hanno consentito l’apertura di un centro turistico e, quindi, l’esercizio di un’attività d’impresa.

L’Agenzia delle Entrate, con risoluzione del 5 ottobre 1988 - prot. 461413, ha chiarito che la detrazione dell’IVA relativa a lavori di ristrutturazione di immobili non è subordinata alla proprietà degli stessi, essendo sufficiente che gli acquisti di beni e servizi siano effettuati nell’esercizio di impresa. Dello stesso tenore è la recente pronuncia della Corte di Cassazione (sent. n. 1863 del 2 febbraio 2004, idem sent. n. 4517 del 10/04/2000; contra, sent. n. 2739 del 24 febbraio 2001) secondo la quale la condizione pregiudiziale che deve sussistere per avere diritto alla detrazione dell’IVA, anche in assenza, nel periodo considerato, di operazioni attive, è quella che le operazioni passive siano state realmente effettuate nell’esercizio dell’impresa, vale a dire che le operazioni in questione si riferiscano ad acquisiti compiuti in stretta connessione con le finalità imprenditoriali e, perciò, direttamente strumentali all’attività propria di quel soggetto. Sostiene, altresì, la Suprema Corte che 'l’inerenza può essere esclusa solo quando possa affermarsi o dimostrarsi che il soggetto non sia assolutamente in grado, neppure in via potenziale, di esplicare un’attività d’impresa'.

In definitiva, sembra potersi concludere che, potendo confluire nel complesso dei beni definiti ai sensi dell’art. 2555 c.c., accanto a quelli di proprietà della società, anche quelli di cui l’imprenditore abbia in concreto la disponibilità giuridica (anche in base ad un titolo obbligatorio di godimento, qual è il contratto di locazione), che gli consente di destinarli alla organizzazione aziendale, ne consegue che anche gli acquisti riferiti ai beni suddetti non di proprietà dell’imprenditore, sempre che essi svolgano la funzione strumentale di garantire in concreto il mantenimento dell’azienda, devono inevitabilmente qualificarsi come compiuti per l’esercizio dell’impresa e rientranti, perciò, nella disciplina della detraibilità, ex art. 19, primo comma, del D.P.R. n. 633/1972 e succ. modd. e intt.

Distinti saluti.